parole nuove contro vecchi poteri/2

Lorenzo Gasparrini* ci propone una riflessione profonda, che parte dall’analisi del linguaggio per arrivare a mettere in pratica nel quotidiano un femminismo attivo: dall’abolizione di un vocabolario violento e patriarcale fino al diritto universale di usare la cucina giocattolo dell’asilo, verso un vero anti-sessismo per tutti.

[parte seconda]

[qui per leggere la prima]

LG: C’è un altro tipo di sessismo strutturale, che io chiamo il ghetto rosa. Quando tu certi linguaggi che andrebbero spesi ovunque e sempre, li releghi in uno spazio, in una rubrica, è fatale che non arrivino proprio a quelli che ne hanno più bisogno. Un uomo etero che sfoglia il giornale quando incontra La Ventisettesima Ora, o D Donna, li legge? No. C’è scritto donna, sono donna io? No. E quindi non lo leggo. Ahimè purtroppo questo è un altro modo per eludere il problema: fare finta che non esista e confinarlo in una zona di interesse delimitata. Le questioni relative al genere sono state confinate in un “altrove”, sono state dette male e mai apertamente, non sono mai state pensate nella quotidianità di tutti gli individui.

Nel libro riscrivo in una sorta di biografia immaginaria tutto quello che accade ad un uomo etero, nel tentativo di spiegare come nessuno possa dire d’essere fuori da queste questioni o che non gli interessino, perché quelle questioni si sono già interessate a lui, gli sono già arrivate, lo hanno già formato senza che lui se ne rendesse conto.

ica: parlando del libro, come lo ripensiamo l’uomo oggi?

LG: Prima di tutto mi piacerebbe una maggiore autodeterminazione – lo so che sono parole tipiche del linguaggio femminista, ma cosa possiamo farci se ci hanno pensato prima loro…

Dicevo, una maggiore autodeterminazione maschile. Tantissimi uomini attribuiscono ancora ad una sorta di essenza maschile tutta una serie di cose che riguardano la loro vita ma che non hanno minimamente deciso, che non mettono mai in discussione e considerano come la normalità. Questa è una cosa terribile, perché significa che non c’è più nemmeno bisogno di un potere che ti opprime, perché tanto ti opprimi da solo. Una volta che quel potere ti ha insegnato che tu sei fatto così, tu passi la tua vita a frustrarti. Per esempio a frustrarti perché pensi che la natura non ti abbia dotato di alcuni strumenti con i quali avere una felice vita sessuale o una felice vita di relazione. Una cosa assurda. Molti uomini continuano a pensare che se non hanno successo, se non arrivano primi, se non trasformano la loro vita in una continua competizione, cadono in quell’enorme trappola sessista che è lo sfigato. Te lo insegnano subito, fin da piccolo. Chi è lo sfigato? A parte che già una bella etimologia basterebbe a spiegare tante cose, ma insomma…è il non uomo, quello che manca di successo e che quindi non ha portato a compimento la sua essenza maschile. In un qualcosa devi per forza essere Il Primo, quello che vince. Questo nella vita di relazione ha un peso enorme.

Non è raro sentire uomini che avanzano tesi del tipo “un tempo facevamo violenza alle donne perché credevamo di essere superiori, adesso facciamo violenza perché abbiamo paura delle donne liberate”.

Ma non ci sarà mai un momento in cui semplicemente si smetterà di far violenza?

Molti uomini continuano ad attribuire alle donne comportamenti o situazioni che in realtà dipendono solo da loro perché si immaginano incapaci di cambiare. Questa è la prima grossa bugia che ti viene raccontata: tu sei un uomo e per diventare uomo devi fare questo, questo e quest’altro. Se non lo fai, non sei uomo. Non ci sono alternative. Questa è la stessa retorica che vede il ciclo mestruale come massimo traguardo per una femminilità completa. Gli uomini invece devono passare di prova in prova, di iniziazione in iniziazione per potersi dire uomini. Da padre di due maschi, una cosa che trovo tremenda è il “ce l’hai la fidanzata”. È una domanda che nasconde già un contesto di pregiudizi enorme e vede dall’altra parte un ragazzino che si rende conto per la prima volta d’essere inadeguato. Hai cinque, sei anni, più o meno cominci a capire certe cose del mondo e ti arriva subito questo mattone addosso per cui hai qualcosa che non va: non hai la fidanzatina?! È una cosa terribile eppure passa come una cosa normale. E parliamo dell’infanzia. Quella domanda fa venire ad un bambino di cinque anni l’ansia da prestazione, che è un male in sé. Qual è il premio per la tua prestazione? Essere uomo. Ma è tutta un’illusione, è un traguardo che viene continuamente spostato un po’ più avanti. Il trucco di un potere che vuole perpetuarsi è appunto questo: continuare a farti correre verso un obiettivo che tanto sarà sempre irraggiungibile perché tanto ci sarà sempre uno più ricco di te, più bravo di te, più forte di te. È un’illusione di competizione in realtà, di agonismo; non c’è nessuna gara: hai perso in partenza se entri in questo modo di concepire la tua maschilità. Le cose non stanno così: ce lo siamo inventati ad un certo punto della storia, e prima smettiamo di crederci e meglio è per tutti e per tutte perché, non contenti di esserci inventati un meccanismo così perverso per noi uomini, i suoi effetti li abbiamo poi imposti a tutti gli altri sessi e generi, mettendoli su di un gradino sempre più basso e sempre più distante dall’uomo etero che sta in cima.

Per me l’analisi del linguaggio e dei fenomeni linguistici è importante soprattutto per innescare una nuova consapevolezza sui poteri forti che agiscono nascosti dietro alle nostre conversazioni più banali, più ovvie e apparentemente inoffensive.

ica: ce la faremo?

LG: Sì, io credo di sì. Se è vero che tanti adulti fanno molto disperare, è anche vero che quando vado nelle scuole è una iniezione di fiducia anche per me. Agli studenti lascio degli strumenti, degli orizzonti nuovi sui quali riflettere, e io ne ho in cambio una grande voglia di sperimentare, di mettermi in discussione, di non credere a certe cose e a non darle per scontate. Purtroppo siamo ancora troppo pochi. Nelle scuole c’è un grande interesse per questi temi, ma spesso viene ostacolato dalla burocrazia e dai mille pregiudizi personali di chi deve prendere le decisioni. Sono tutti ostacoli che, seppure molto lentamente, sono sicuro che si rimuoveranno.

ica: questa è la stagione del gender: forse è il momento giusto per andare avanti…

LG: Speriamo, perché per me sono duecento anni che…

ica: per lo meno oggi la gente ne parla…

LG: Esatto, vedi, la gente ne parla…torniamo sul piano linguistico…con tutti i problemi del fatto che si tratta di un fenomeno di cui parla la gente: grandissima disinformazione, fraintendimenti, aperture di credito a cose assurde, e però…si fronteggiano anche queste. Ci si mette lì, buona volontà e anche questo si fa. Ma ripeto, lo fai soprattutto perché ti va di stare bene.

Nel mio piccolo, è ovvio che non penso di insegnare direttamente queste cose ai miei bambini perché così non ha alcun senso, ma posso dar loro degli strumenti critici perché siano in grado di mettere in questione le cose quando le incontrano, questo sì.

Quando racconto di Andrea e della maestra che non lo voleva far giocare con la cucina, la cosa importante è che Andrea abbia messo in questione la volontà della maestra, che di fronte ad un potere che gli diceva “devi fare così” lui abbia detto no, non ho capito perché non lo posso fare. Quella è la chiave importante. Poi ci sarà tutto il tempo per acquisire informazioni, nozioni, definizioni ma arriverà più in là. L’importante è coltivare la voglia di mettere in discussione la gerarchia di potere quando ce l’hanno davanti. Quello che tento di insegnare loro è che le relazioni non vanno date per scontate, le devi alimentare, devi ripercorrerle se ci tieni tanto, stare attento se magari altri poteri, altre forze si insinuano e contrastarli. Questo è quello che puoi insegnare alle nuove generazioni: che quando gli arriva un potere addosso, non lo prendano per scontato e non si adeguino.

[fine]

 

*Lorenzo Gasparrini è dottore di ricerca in Estetica. Blogger e attivista antisessista, è fondatore dei blog Questo uomo no e La filosofia maschia, e coordinatore del gruppo di riflessione sul maschile Gentlemen’s Club.

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